Un bicchiere di qualità sulle tavole italiane

Natura e Made in Italy rilanciano il beverage

 

L’Italia ha sete di bibite sane e buone. IRI rileva che, dopo tre anni di calo dei consumi (2012-2014), nel periodo gennaio-agosto 2015 le vendite di succhi e bibite nella GDO sono aumentate. La crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è dell’1,1% in volume e del 2,2% a valore e si attesta a 2.405 milioni di litri, per 2.382 milioni di euro, contro i 2.378 milioni di litri e 2.330 milioni di euro nei primi otto mesi del 2014.

In dettaglio, le bibite crescono dell’1,2% in volume (1.794 milioni di litri contro 1.773) e del 2,4% in valore (1.643 milioni di euro contro 1.604), mentre il consumo di succhi e bevande a base di frutta è cresciuto dell’1% in volume (611 milioni di litri contro 605) e dell’1,8% in valore (739 milioni di euro contro 726). A conferma dell’importanza del trend benessere, il segmento che cresce di più è quello degli sport & energy drink, che segna un +15,5% in volume (da 62 a 71 milioni di litri) e un +11,4% in valore (da 123 a 137 milioni di euro).

Un segnale di inversione di tendenza che premia gli sforzi dei produttori per proporre un’offerta con ingredienti di qualità sempre migliore, con una maggiore scelta e grande attenzione alle esigenze della naturalità e del benessere.

 

“Le tendenze innovative del settore beverage sono caratterizzate da prodotti innovativi di altissima qualità e naturali, non più dettate dai grandi volumi ma destinate a un consumatore estremamente attento e consapevole delle proprie scelte”, sottolinea Giovanni Fava, Presidente di Fava Bibite.

 

Salute, qualità, ma anche riscoperta dei gusti del territorio come spiega Lorenzo Libè, General Manager di Sibat Tomarchio: “Rileviamo un crescente interesse per i prodotti artigianali e del territorio. In questo momento, guadagnano quote di mercato i piccoli brand locali. Un secondo trend è quello verso salute e benessere: l’intero comparto del biologico riserva ancora grandi opportunità per il nostro Paese”.

 

Nel mondo del vino e degli alcolici, infine, la qualità è il passaporto del Made in Italy per l’estero. “Il Prosecco è un fenomeno di costume, rafforzando il rito dell’aperitivo – spiega Stefano Bottega, titolare e direttore commerciale Italia di Bottega –. Molto apprezzati, soprattutto all’estero i grandi rossi, in particolare Amarone e Brunello di Montalcino. Tra le grappe, quelle barricate stanno incontrando un ampio gradimento, evocando i più noti distillati internazionali (whisky, cognac, rum). Tra i liquori, oltre al Limoncino, ci stanno dando soddisfazione le creme, in particolare Gianduia, Fiordilatte, Nero (cioccolato fondente) e Liquirizia”.

 

A sancire questo successo, lo storico “sorpasso” che quest’anno ha visto l’Italia diventare primo produttore mondiale di vini davanti alla Francia, grazie a una produzione stimata da Coldiretti nel 2015 in 48,9 milioni di ettolitri. Coldiretti segnala anche che in Italia si produce oltre un quarto (il 28%) del vino europeo.

 

La produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 45% ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), quasi il 30% ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia, e il restante a vini da tavola.

 

Tanto per gli alcolici quanto per le bibite, la cultura del bere bene è ormai entrata di fatto nei gusti del consumatore accanto a quella del mangiare bene. E promette di generare nuove opportunità per il settore.