Commerciare da e per lo UK nell’era post-Brexit

Fiera Milano, Rho
22-26.10.2021

HOW TO

Commerciare da e per lo UK nell’era post-Brexit

Cosa

 

Brexit: cosa è cambiato dal primo gennaio?

 

Il 31 dicembre 2020 è terminato il periodo transitorio in cui il Regno Unito ha continuato a far parte temporaneamente del mercato unico. Dal primo gennaio è a tutti gli effetti un paese terzo. I nuovi rapporti tra UK e UE sono regolati dall’“accordo di recesso” del 24 dicembre 2020 (qui testo completo e sintesi). Per preservare la frontiera aperta con la Repubblica d’Irlanda, l’Irlanda del Nord rimane nel mercato unico. In compenso, dal primo gennaio sono in vigore controlli doganali tra quest’ultima e la Gran Bretagna.

 

L’accordo prevede l’eliminazione quasi completa dei dazi ma va ricordato che, oltre all’applicazione dell’IVA, il commercio da e per la Gran Bretagna è ora soggetto a diverse barriere non tariffarie. Un aspetto rilevante in particolare per il Food & Beverage, in cui molti prodotti sono soggetti a controlli supplementari: ad esempio, etichettatura, regole di origine, controlli sanitari. Questi possono comportare tempi e costi extra.

 

 

Perché

 

Un mercato che rimane chiave

 

Vale la pena di continuare a commerciare cibi e bevande tra Regno Unito ed Europa? I numeri dicono di sì. Secondo dati del governo britannico, il 26% del cibo consumato in UK proviene dall’Unione Europea. In quasi tutte le merceologie lo UK è un importatore netto. In particolare, importa da tutto il mondo frutta e verdura per 11,5 miliardi di sterline l’anno, carni per 6,6 miliardi, cereali per 4,2. Fa eccezione il Beverage in cui le esportazioni (7,9 miliardi di sterline) superano le importazioni (6 miliardi).

 

Nel dettaglio delle merceologie, dall’Irlanda il Regno Unito importa carne di manzo (426 milioni di sterline) e dalla Francia soprattutto vino (321 milioni). Una materia prima immancabile nelle cucine inglesi come le patate arriva principalmente da Paesi Bassi (155 milioni di sterline) e Belgio (115 milioni di sterline) mentre la carne di maiale proviene innanzitutto dalla Danimarca (171 milioni). Quanto alle esportazioni, i principali mercati europei di destinazione per i prodotti britannici sono soprattutto la vicina Irlanda (1.800 milioni di sterline) seguita dalla Francia (869 milioni) e i Paesi Bassi (752 milioni).

 

 

Come

 

Cosa bisogna sapere (e fare)

 

Come procedere dunque se si vuole continuare – o iniziare – a importare ed esportare prodotti agroalimentari nel Regno Unito?.

 

· Registrarsi come operatore economico. Se non ne siete già in possesso, il primo passo è richiedere un numero EORI (Economic Operator Registration & Identification). Poiché ai fini doganali l’Irlanda del Nord è separata dalla Gran Bretagna, per commerciare con quest’ultima può essere richiesto un diverso EORI.

 

· Valutare se avvalersi di un agente. Come accennato, l’accordo del 24 dicembre non prevede (in generale) dazi, ma introduce barriere non tariffarie, come la compilazione di documenti prima non richiesti. Specie per merceologie complesse come quelle agroalimentari, può essere preferibile affidarsi a un agente doganale per compilare le dichiarazioni.

 

·  Creare una sede nel Paese. Qualora il volume di prodotti lo giustifichi, per ovviare alle crescenti differenze nella legislazione commerciale può essere una buona idea stabilire una sede in UK per le aziende europee. Anche il governo britannico sta consigliando ai propri esportatori di aprire una sede nell’Unione.

 

· “Vivisezionare” il prodotto. L’esenzione dai dazi si applica reciprocamente solo a prodotti con origine europea o britannica. Se i vostri prodotti contengono ingredienti di origine extra-UE (o viceversa non-UK), potrebbe venirvi richiesto di pagare dazi proporzionali su questi ingredienti.

 

· Fare riferimento agli attori istituzionali. Molti stati membri UE hanno attivato programmi per aiutare le proprie aziende che commerciano con il Regno Unito, direttamente o attraverso le agenzie di sostegno all’export, ad esempio ITA/ICE in Italia. Un supporto istituzionale può diventare la soluzione per affrontare molte problematiche “one-stop shop”.

 

 

Per saperne di più

 

 

Importare nel Regno Unito

 

La sezione del Portale ufficiale Brexit del governo britannico dedicata alle importazioni di merci nel Regno Unito:

https://www.gov.uk/import-goods-into-uk

 

 

Esportare dal Regno Unito

La sezione del Portale ufficiale Brexit del governo britannico dedicata alle esportazioni di merci dal Regno Unito:

https://www.gov.uk/export-goods

 

Informazioni in lingua

Il governo britannico mette a disposizione informazioni sull’export verso il Regno Unito anche in alcune altre lingue europee: tedesco, spagnolo, francese, italiano, olandese e polacco. Una sezione è dedicata ai cibi e bevande:

https://www.gov.uk/guidance/eu-business-exporting-to-the-uk.it#esportazione-di-prodotti-alimentari-e-bevande

 

Standard e normative

Sito a cura della Food Standards Agency britannica che riassume regole e normative per l’import/export di alimentari e mangimi con il Regno Unito:

https://www.food.gov.uk/business-guidance/imports-exports

 

Informazioni personalizzate

Attraverso un semplice questionario, il sito ufficiale Brexit del governo britannico guida all’individuazione delle normative specifiche applicabili alla propria situazione:

https://www.gov.uk/transition

 

Visti dal continente

Portale della Commissione Europea che riassume tutte le principali informazioni e documentazione sull’accordo e sulle regole per gli scambi. Disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione:

https://ec.europa.eu/info/relations-united-kingdom_it

 

Per gli operatori italiani

Sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che riassume gli adempimenti previsti dal nuovo regime per commerciare con il Regno Unito:

https://www.adm.gov.it/portale/infobrexit