L’ Europa fa boom nell’export agroalimentare

Fiera Milano, Rho
22-26.10.2021

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L’ Europa fa boom nell’export agroalimentare

Se il Made in Italy cresce del 2,9% nei primi 7 mesi del 2020, l’UE punta a confermare il record del 2019: oltre 151 miliardi di euro. Vincono i prodotti tipici, ma la minaccia sono le imitazioni.

 

Va tutto bene, anzi meglio del solito. Contrordine: soffre anche il Food & Beverage. Le indicazioni giunte dai mercati in questi mesi sono a dir poco contraddittorie: come sta andando in realtà il commercio internazionale e, in particolare, il Made in Italy?

 

 

Crescono le esportazioni di tutta Europa

 

Ampliando lo sguardo all’Europa, l’ambizione è preservare per quest’anno i livelli raggiunti nel 2019, un’annata record per le esportazioni agroalimentari UE. Secondo dati della Commissione Europea, lo scorso anno le esportazioni Food & Beverage europee hanno superato i 151 miliardi di euro (+10% rispetto al 2018) facendo crescere del 3% anche il surplus che ha raggiunto la cifra record di quasi 32 miliardi di euro. Le principali destinazioni sono USA (24,3 miliardi di euro), Cina (15,3 miliardi), Svizzera (8,5 miliardi), Giappone (7,6 miliardi) e Russia (7,2 miliardi). Insieme, questi 5 mercati rappresentano oltre il 40% delle esportazioni agroalimentari europee.

 

 

Cresce il Made in Italy, ma occhio all’Italian Sounding

 

Partendo da quest’ultimo, una ricerca realizzata da CIA-Agricoltori Italiani in collaborazione con la CGIA di Mestre in Italia stima che l’agricoltura crescerà del 5,5% da qui al 2023, dopo aver perso il 2,9% nel 2020. Secondo l’indagine, il dato di quest’anno è il risultato delle perdite contenute nel commercio alimentare all’ingrosso delle materie prime (-3%), della tenuta dei prodotti alimentari (+0,1%) e la crescita di quello al dettaglio (+3,1%), registrando, nello specifico, un +3,9% nella GDO (soprattutto nei discount, +6,6%) e un +3,5% nei piccoli negozi. A spingere la crescita nel prossimo triennio saranno invece il Recovery Fund europeo e, soprattutto, l’export.

 

Concorda anche Coldiretti che, in controtendenza rispetto all’andamento generale, vede l’export agroalimentare registrare un aumento del 2,9% nei primi sette mesi del 2020, secondo solo a quello dei prodotti farmaceutici. A spingere le esportazioni sono soprattutto i prodotti tipici o a denominazione di origine: come i vini DOC che, nonostante la situazione, continuano a farsi apprezzare sui mercati internazionali, segnando un +8,9%. La minaccia principale? Soprattutto il cosiddetto Italian Sounding, le imitazioni di prodotti che cercano di “sembrare” italiani. Sempre secondo Coldiretti, complici anche le interruzioni dovute alla pandemia nelle catene di fornitura globali, quest’anno il danno indiretto causato al Made in Italy dalle imitazioni è stimato in ben 100 miliardi di euro.