I prodotti simbolo del Made in Italy crescono anche dopo il lockdown

Fiera Milano, Rho
17-20.05.2021

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I prodotti simbolo del Made in Italy crescono anche dopo il lockdown

Innovazione di prodotto, contenuto di servizio e attenzione alle nuove sensibilità dei consumatori, come quella verso la sostenibilità, sono il segreto di un boom che continua.

Sarà l’onda lunga del panic buying durante il confinamento. O sarà che gli italiani hanno colto l’occasione del lockdown per riscoprire il gusto di ritrovarsi insieme intorno a una tavola. Fatto sta che la crescita della spesa alimentare non si arresta: secondo il panel Ismea-Nielsen, il primo semestre di quest’anno ha fatto registrare un incremento in valore del 9,2% negli acquisti di cibi e bevande rispetto al 2019, l’aumento più alto degli ultimi 10 anni.

 

Un boom dove il Grocery fa la parte del leone, come confermano o i dati – in questo caso di IRI – della GDO tra gennaio e luglio di quest’anno. Su quasi 30 miliardi di euro di spesa totale per l’alimentare confezionato, il multiprodotto se ne è accaparrati oltre 12 miliardi con un incremento del 7%. In fatto di crescita, però, ha fatto meglio la pasta che, con un +10% abbondante, ha raggiunto una spesa pari a 664 milioni di euro.

 

 

La tavola all’italiana torna in auge

 

Alcune delle motivazioni le evidenzia Giuseppe Di Martino, Amministratore Delegato di Pastificio Di Martino. “Notiamo che l’emergenza ha accelerato molte tendenze che si intravedevano già prima. Ad esempio, per noi l’e-commerce era già un punto forza già prima e oggi lo stiamo ulteriormente sviluppando, puntando su risorse sia umane sia materiali. Crescono anche tutti i temi legati alla sostenibilità, la tracciabilità e, naturalmente, la sicurezza. Campi in cui avevamo già lavorato molto, ad esempio innovando i nostri imballi. Inoltre, l’emergenza ci ha fatto percepire che occorre mettere al centro della nostra azione la persona, il cliente nel caso del business”.

 

E dato che non c’è pasta senza olio di qualità, si assiste a un ritorno verso l’olio d’oliva Made in Italy. Una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate, ma anche il maggior numero di olii extravergini a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

 

“La campagna di quest’anno si preannuncia buona dal punto di vista qualitativo – spiega Nicola Di Noia, Direttore Generale di UNAPROL, il consorzio olivicolo italiano – anche se sotto l’aspetto quantitativo alcune aree del Sud hanno risentito della prolungata siccità, con cali fino al 20%. Il lockdown ha confermato che il prodotto italiano funziona quando è di fascia alta e punta all’eccellenza. Durante l’emergenza molte aziende hanno sviluppato l’e-commerce e il food delivery, ma adesso occorre fare educazione. Per questo in collaborazione con Coldiretti abbiamo aperto la EVOO School Italia, una academy dove facciamo formazione agli operatori, educazione per il consumatore e anche formazione per i futuri ‘sommelier’ dell’olio. Un altro segmento interessante sono le olive da tavola, grande potenziale di crescita con elevato valore aggiunto”.

 

 

Innovazione di prodotto e segmenti che crescono

 

L’esempio delle olive da tavola illustra quali sono le potenzialità dell’innovazione di prodotto, un ambito molto esplorato nel grocery. Commenta Matteo Merlin, Direttore Marketing Pedon. “Dal 2019 abbiamo definito la strada da percorrere, interpretando le nostre materie prime in prodotti ad alto tasso di servizio. Così sono nati I Pronti e I Legumi Fatti A Snack, ultimi lanci fortemente innovativi perché cambiano il percepito dei legumi e definiscono nuovi modi di consumarli, aprendo di fatto a un target molto più ampio e variegato. La sostenibilità è un altro asset strategico, che abbiamo formalizzato definendo linee guida precise in un piano triennale. Tra queste, utilizzo di film completamente riciclabile entro il 2022 e impiego di Carta Crush Fagiolo – derivata dagli scarti del fagiolo in ottica di economia circolare – per prodotti in astuccio”.

 

Nei momenti difficili, si sa, vanno bene anche i cibi ricreazionali. E infatti, sempre da gennaio a luglio secondo IRI, i numeri del dolce sono positivi: gli spalmabili dolci crescono a doppia cifra – più 13,7%  – sfiorando il mezzo miliardo in valore (491 milioni di euro) mentre i fuori pasto dolci, sebbene in leggero calo, valgo sempre quasi un miliardo (960 milioni). Anche in questo comparto, comunque, il segreto per crescere è l’innovazione e l’attenzione alle nuove sensibilità.

 

“Il mercato richiede soprattutto la sostenibilità dei packaging, quindi nuovi materiali che comportano anche nuovi fornitori – afferma Barbara Orofalo, Marketing & Sales Manager di Majani 1796 –. Le richieste dei consumatori, più che il prodotto, riguardano il servizio, che stiamo sviluppando. Per restare sul mercato occorre essere originali, celeri e completi nell’offerta: il nostro business non è fatto solo di punti vendita, ma anche di privati che in noi devono trovare un partner in grado di soddisfare ogni aspettativa. Al momento l’estero rappresenta circa il 4% e, come in Italia, ci siamo resi conto che sempre più clienti business si stanno strutturando con piattaforme e-commerce”.

 

Settori strettamente interconnessi che a TUTTOFOOD 2021 saranno rappresentati rispettivamente dalle aree TUTTOGROCERY, TUTTOPASTA, TUTTOOIL e TUTTOSWEET.