Il surgelato ai tempi del covid? Un business che in Italia vale 3 miliardi di euro

Fiera Milano, Rho
22-26.10.2021

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Il surgelato ai tempi del covid? Un business che in Italia vale 3 miliardi di euro

I surgelati? Sono un vero tema che scotta ai tempi del Covid-19, non solo nel nostro Paese, ma proprio in tutta Europa.

Una recente ricerca di Euromonitor, infatti, ha rivelato come il mercato di piatti pronti, come pizza surgelata, insalate pronte o altri piatti che possono essere serviti immediatamente o dopo averli riscaldati, è triplicato nel periodo 2015-2021.

Secondo i dati della società di ricerche di mercato riportati da ICE, nel 2021, in un Paese come la Romania per esempio, il mercato di piatti pronti dovrebbe superare la soglia di 82 milioni di euro, in seguito a un aumento del 13% rispetto all’anno precedente, facendo registrare così un trend che, in un mondo in continuo sviluppo tecnologico e in preda alla frenesia digitale, è cresciuto man mano che le persone diventavano sempre più impegnate e meno interessate alle faccende domestiche.

 

 

Il fenomeno non è stato ostacolato dalla pandemia COVID-19, né dal fatto che le persone abbiano iniziato a lavorare da casa o a dedicarsi alla cucina. Anzi, il mercato, in Italia, per esempio, ha segnato un +11.6% a valore e un +8.4% di volumi, attestandosi quindi a novembre 2020 sugli oltre 3 miliardi di euro di fatturato e le 554 mila tonnellate di merci vendute, come riportato dagli ultimi dati Nielsen.

 

Un successo che, in realtà, nasconde una tendenza a doppio senso tanto per mercati emergenti come quello rumeno, che secondo Euromonitor è stato tra le aree europee con la crescita più veloce degli ultimi 12 mesi, quanto quelli più consolidati come quello tricolore, che ha visto crescere le proprie stime in tutte le categorie (fatta eccezione per il pane). Secondo il rapporto di Nielsen, infatti, se nella prima fase di lockdown i surgelati venivano acquistati come materia prima da stoccare e conservare, in autunno, questi alimenti pronti, hanno sostituito il consumo fuori casa, diventando una specie di sfizio che i consumatori si concedevano tra le mura domestiche, acquisendo così un valore ancora superiore dopo anni di stagnazione completa.