Brasile, la nuova terra promessa dell’export vitivinicolo italiano

Fiera Milano, Rho
22-26.10.2021

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Brasile, la nuova terra promessa dell’export vitivinicolo italiano

In un momento in cui tutti i principali mercati segnano valori d’importazione negativi, spinte dalla pandemia, le vendite di vino nello stato sudamericano registrano un aumento del 30,5%

Nemmeno il Covid-19 ferma la qualità del vino italiano. Forse lo rallenta, certo, ma nei 12 mesi più sconvolgenti dell’intera storia economica mondiale, mentre mercati come quello statunitense (-11.1%), britannico (-12,4%) o tedesco (-4,5%), secondo i dati dell’Osservatorio del Vino, perdono importanti quote di fatturato, il Bel Paese, secondo i dati dell’Osservatorio Wine di Qualivita, attesta le sue stime relative all’esportazione a un -2.2%, per un valore totale delle esportazioni pari a 6,29 miliardi di euro,.

 

 

LA RESILIENZA DELLE VIGNE ITALIANE

 

Un risultato non ottimale che, però, se relazionato ai dati provenienti da altri territori, come quello francese (-17.9% secondo l’Osservatorio del Vino), rappresenta sicuramente un grande punto di solidità. A questo, va aggiunto poi che, se il 2020 non è stato un anno semplice dal punto di vista sanitario, economico e commerciale, le vigne italiane hanno comunque reagito bene, arrivando a produrre oltre 47.2 milioni di ettolitri di vino (-1% rispetto al 2019). Un volume di tutto rispetto che, però, nasconde una verità da non sottovalutare. Oggi, infatti, in Italia sono rimasti in cantina al 31 gennaio 2021 oltre 6,9 miliardi di litri di vino, secondo l’analisi Coldiretti basata sull’ultimo aggiornamento reso disponibile dal Ministero delle Politiche Agricole.

 

 

LA NUOVA VIA BRASILIANA DEL VINO

 

Si rende così necessario trovare nuovi sbocchi di esportazione e commercializzazione per permettere a uno dei più importanti prodotti agroalimentari peninsulari di risollevarsi dopo la crisi. Tra questi sicuramente il più interessante, soprattutto in un anno come questo, risulta essere il mercato brasiliano. Uno degli stati con la più veloce crescita di importazione e acquisto interno di vino a livello globale che dal 2017 vede crescere i propri valori a doppia cifra con una particolare attenzione dedicata proprio alle uve tricolore. Le importazioni brasiliane di vino, infatti, secondo i dati di Ideal Consulting proposti da ICE, sono cresciute nel 2020 del 26,5% in volume e del 13,6% in valore rispetto ad un anno prima. Sono state importate 16,8 milioni di scatole da 9 litri, cifra superiore a quella registrata nel 2019 di circa 3,5 milioni di scatole, oppure 42 milioni di bottiglie. La crescita, come avvenuto in tutto il mondo in termini di nuove abitudini di acquisto, è stata guidata dai vini fermi, il cui incremento è stato del 28,6% in volume rispetto al 2019, contro una riduzione del 36,2% degli champagne e del 20,1% tra spumanti e prosecco, che notoriamente sono bevande più consumate in feste ed eventi (segmenti fortemente colpiti dall'isolamento imposto dalla pandemia).

 

 

IL VINO ITALIANO IN BRASILE

 

Guardando sempre a quello brasiliano come a un nuovo mercato emergente dalle grandi potenzialità, inoltre, è possibile notare subito che l’Italia ha già un posizionamento di favore che sarebbe molto vantaggioso sfruttare per aumentare la propria competitività sui leader di settore e, in particolare, sui produttori europei. Secondo quanto riportato da ICE, infatti, se si escludono le importazioni di vicinanza geografica (scelte anche per i loro costi più ridotti), come per esempio quella cilena che, con quota del 44,3% in valore (USD FOB 177,93 milioni) e del 49,4% in volume (8,06 milioni di scatole da 9 litri), è il principale paese fornitore della bevanda, seguito dall'Argentina, la cui quota nelle importazioni brasiliane è stata del 16,5% in valore (USD FOB 66,05 milioni) e del 15,1% in volume (2,46 milioni di scatole da 9 litri), al primo posto al di fuori dell’area LATAM troviamo il Portogallo, terzo fornitore brasiliano e principale fornitore europeo con una quota del 16,3% in valore (USD FOB 65,25 milioni) e del 16% in volume (2,61 milioni di scatole da 9 litri), seguito dall'Italia, con una quota dell'8,2% in valore (USD 32,85 milioni) e del 7,1% in volume (1,15 milioni di scatole da 9 litri). Il consumo della bevanda, trainato dagli effetti della pandemia, inoltre, ha raggiunto livelli elevati: 2,78 litri per ogni persona con etá superiore a 18 anni, contro i 2,13 del 2019. Nel 2020 sono stati, quindi, venduti 501,1 milioni di litri di vino, contro i 383,9 milioni di litri del 2019, registrando un aumento delle vendite del +30,5%. I vini brasiliani sono quelli il cui consumo è cresciuto di più (32,4%). Le vendite di vini importati sono state leggermente inferiori (26,5%) e la causa principale è la svalutazione del reale, calcolata al 29% nel 2020. Un dato, questo, che dimostra come l’interesse del Paese anche per i vini d’importazione stia crescendo costantemente, lasciando importanti margini di miglioramento e prospettiva per il futuro.