Le esportazioni volano, le opportunità crescono

Fiera Milano, Rho
08-11.05.2023

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Le esportazioni volano, le opportunità crescono

Nei primi sette mesi del 2022 l’export agroalimentare dell’Italia è cresciuto del 21%. Merito della qualità dei prodotti, ma anche dei nuovi canali. Tra i Paesi con più potenziale USA, Germania, Cina, UK e Messico.

Dopo i Paesi che puntano sui grandi volumi (Germania, Paesi Bassi, Francia) o sulle materie prime (USA, Brasile) viene subito l’Italia: con un valore di 42,3 miliardi di euro nel 2021, che arrivano a 50 includendo anche i prodotti agricoli, è il sesto esportatore mondiale di prodotti alimentari e bevande. Grazie alla qualità delle sue produzioni l’Italia è leader mondiale nell’export di pasta e conserve di pomodoro (dove detiene quote di mercato del 29% e 44% rispettivamente), mentre è seconda dopo la Francia nelle esportazioni di vini, raggiungendo il 24% per gli spumanti e il 21% per i fermi, e nell’olio extra-vergine di oliva con il 20%. È quanto emerge da un’analisi di Nomisma presentata a un recente evento in collaborazione con Verallia.

 

 

I migliori tassi di crescita in Europa

 

In termini di tassi di incremento è però il Paese europeo con le migliori performance sia per quest’anno, sia negli ultimi anni: nel quinquennio 2016-2021 il tasso di crescita composto delle esportazioni italiane è stato pari al +6,2% –  contro il +3,8% della Francia e il +2,9% della Germania – mentre nei primi sette mesi del 2022 l’export tricolore ha raggiunto un nuovo record: 28,5 miliardi di euro, +21% rispetto al 2021 contro il +15% e +16% messi a segno nel medesimo periodo dai concorrenti tedeschi e francesi.

 

Sempre secondo Nomisma, nonostante l’incertezza dell’attuale scenario macroeconomico globale le opportunità di un’ulteriore espansione dell’export food & beverage italiano nei prossimi anni sono plausibili sia tra i mercati più maturi sia tra quelli emergenti. “Nel caso dei mercati dove la presenza del F&B italiano è già consolidata, le maggiori opportunità di crescita si intravedono per gli USA, primo importatore mondiale di prodotti alimentari e bevande e seconda destinazione dell’export italiano” – ha dichiarato Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma, durante l’evento Vetrallia. “Si tratta di un mercato caratterizzato da dimensioni importanti, un’elevata capacità di spesa e una domanda di prodotti italiani ancora concentrata in pochi stati federali (i primi 5 intercettano il 55% delle importazioni italiane di food e il 70% di quelle di vino), tutti fattori che sottintendono enormi potenzialità di crescita per il nostro export. Per non dimenticare l’ottimo appeal di cui gode il food Made in Italy tra gli americani: per il 28% l’Italia è il Paese straniero con i prodotti alimentari & bevande di maggiore qualità”, ha concluso.

 

 

Il commercio digitale, un’altra opportunità

 

Un ulteriore contributo alla crescita delle esportazioni nei prossimi anni può venire dal canale e-commerce. Un’elaborazione di Netcomm su dati EDV e Statista evidenzia quali sono le destinazioni con il maggiore potenziale di crescita sia per il Food sia per il Beverage. Nel Food, tra i mercati avanzati spiccano il Regno Unito con un indice di 30 (su una scala da 0 a 100), dove oggi l’export vale circa un miliardo di euro; la Francia con un indice di 25 e un valore attuale di 1,2 miliardi; e la Germania, indice 22 e valore corrente 1,4 miliardi. Tra gli emergenti si segnalano il Messico (indice 70 e valore ad oggi 126 milioni); la Cina (indice 66, valore 427 milioni); e la Russia (al netto delle sanzioni) con indice 26 e valore 104 milioni di euro.

 

Per quanto riguarda il Beverage, i mercati avanzati più interessanti sono Belgio (indice 65, valore attuale 410 milioni di euro); ancora Regno Unito (indice 27, valore 440 milioni); e USA (indice 18, valore 546 milioni). La top 3 degli emergenti è composta invece da Emirati Arabi 70 e 107 milioni); di nuovo Cina (65 e 336 milioni); e Messico (50 e 53 milioni). Ma come cogliere questa opportunità? L’analisi Netcomm rivela che a livello globale la penetrazione dell’online sul totale delle vendite F&B passerà dal 7,8% di oggi al 10,2% nel 2025. Che si traduce in numeri importanti in termini assoluti. Gli studi suggeriscono che occorre puntare alle nuove categorie di consumo valorizzando l’esperienza di marca – anche proteggendo il marchio – con un approccio etico e sostenibile e investire in pubblicità online in un’ottica omnicanale.

 

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